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Oggi viviamo a lungo, e spesso godiamo di un certo numero di buoni anni, più liberi dagli impegni e ancora in buona salute. Purtroppo c’è un rovescio della medaglia: molto più frequentemente che in passato, siamo colpiti da malattie degenerative, in particolare da demenze, che trasformano il vivere, o se vogliamo il lento morire, in un calvario, per noi e per gli altri. La demenza costituisce una delle emergenze sanitarie che i paesi con più alto tenore di vita si trovano ad affrontare, ed è molto probabile che in futuro questo fenomeno assumerà dimensioni ancor più drammatiche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dell’aumento ulteriore dell’aspettativa di vita dei cittadini. Fra pochi anni, addirittura, la principale causa di morte sarà la demenza. L’incremento mondiale di ultrasessantenni previsto tra il 1990 e il 2030 è del 180%, con un aumento in valore assoluto da 488 milioni a 1,3 miliardi, e riguarda, sebbene in minor misura, anche i paesi in via di sviluppo.
La demenza è, in generale, una malattia lunga e invalidante. Per via di questo decorso, si stenta a considerarla una malattia terminale: tuttavia è noto che, per gradi, il paziente passa dall’autosufficienza alla completa assenza di competenza cognitiva, e poi al deperimento fisico e alla morte. Assistere un malato di demenza è impresa ardua e frustrante, perché spesso il paziente non riconosce i familiari e ha manifestazioni di aggressività. La maggior parte di questi vecchi muore nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA), pensate per gli anziani disabili, dove è ancora raro il personale competente in cure di fine vita, e dove spesso il dolore (anche fisico) è sottovalutato e trascurato (non dimentichiamo la legge n. 38 del 2010, che stabilisce che l’accesso alle cure palliative sia un diritto per tutti). A volte, per poter far accedere un vecchio a un programma palliativo, si va cercando nel suo corpo un tumore che gli dia la possibilità di rientrare nella categoria dei malati oncologici e di avere un posto in hospice.
Credo che non possiamo lasciar andare le cose in questo modo, senza fare pressioni, anche politiche, per migliorare questa inquietante realtà, e senza trovare alternative, per la morte degli anziani, meno deprimenti della reclusione in RSA. Qualcuno di voi ha fatto esperienze che può condividere? E anche chi non ne ha fatte, cosa ne pensa?

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68 Risposte a " Come muoiono i nostri vecchi? "

  1. maria teresa scrive:

    Ho, purtroppo, esperienza diretta dell’Alzheimer per aver assistito mia zia, ma ho anche esperienza di insegnamento e guida all’assistenza di questi malati dei quali conosco l’iter della malattia e ciò che comporta.
    Per quanto concerne l’assistenza di mia zia posso dire che la fine è stata dolorosissima. E’ avvenuta in ospedale dove la casa di cura l’ha letteralmente scaricata quando le sue condizioni sono arrivate allo stremo. Ormai non si nutriva più da sè, nè aveva alcuna reazione agli stimoli esterni tuttavia è successo, poche ore prima della fine, che lei aprisse gli occhi e mi guardasse cercando il mio sguardo. Poi, dopo tanto tempo di mutismo, ha pronunciato una frase nitida e chiara dicendomi che aveva male, male ad un fianco. Mi ha guardata infine con attenzione dicendomi che mi voleva bene e in quel momento siamo tornate a quando io ero bambina e lei, la mia giovane madrina, mi portava a passeggio con il vestitino della festa tenendo la mia manina stretta nella sua.
    MI domando spesso, quando parlo della demenza con i miei allievi, se non siamo troppo spaventati dalla loro assenza e li lasciamo più soli di quanto non richiedano le circostanze nel senso che li abbandoniamo nella trappola interiore dove sono confinati e dalla quale loro ci guardano e ci vedono e ci giudicano per come noi lasciamo trionfare l’egoismo sulla compassione.
    Il ritorno alla realtà di mia zia, anche se per brevi istanti, mi ha angosciata a lungo cos’ come mi ha fatto piangere di tenerezza, ma ha anche cambiato il mio approccio verso la malattia e credo che anche nel mio insegnamento qualcosa sia cambiato perchè non posso più insegnare ad occuparsi della malattia soltanto, ma insegno che bisogna occuparsi, prima di tutto, della persona, quella che era e che, forse, è soltanto intrappolata in un luogo impervio nel quale ha paura e non dovrebbe essere lasciata sola.
    Ringrazio per l’opportunità avuta di riflettere ancora su questa questione.
    Maria Teresa

    • Patrizio scrive:

      Posso parlare per l’esperienza vissuta con mia madre colpita da Parkinson nell’estate 2010. Ho dovuto farla venire a vivere con me in quanto non era più in grado di gestirsi, fortunatamente sono andato in pensione dal 1° gennaio 2011 e da allora c’è stato un deperimento costante in quanto non sempre mi riconosceva, è stato molto difficile inizialmente accettare un simile sconvolgimento della mia vita, ora ho 63 anni e una compagna che ha una casa sua quindi per assistere mia madre potevo dividermi senza creare problemi ad entrambi ma per me era una situazione difficile perché impreparato e senza assistenza da chi dovrebbe essere preposto in questi casi. L’assistente sociale sono riuscito a incontrarla dopo tre mesi e dopo un anno mia madre è stata inserita nella lista per un centro anziani che sarebbe stata disponibile dopo 3 anni, alla prima visita per l’invalidità, per avere l’assegno di accompagnamento non è stata concessa pur essendo evidente e con la relativa documentazione medica, solo a distanza di un altro anno hanno riconosciuto l’invalidità totale. Con questo aiuto e con un contributo di un consorzio socio assistenziale di zona ho potuto assumere una badante per 4 giorni alla settimana per darmi un aiuto nell’assistenza. A grandi linee questa è la mia esperienza che si è conclusa nel mese di gennaio 2013 con la morte di mia madre. Devo dire che i due anni e mezzo vissuti con mia madre mi hanno arricchito molto, ho avuto dalla RSA un periodo di 30 giorni di ricovero in una struttura per mia madre ma dopo 12 giorni me la sono riportata a casa perché anche se lei non se ne rendeva conto di dove fosse per me la sofferenza nel vederla li era insopportabile, lei è rimasta con me serena e circondata da affetto sino alla fine. Ho avuto la fortuna di trovarmi nelle condizioni ideali per poter assistere mia madre e mi sento bene per averlo fatto, purtroppo l’assistenza pubblica non è rilevante e le famiglie che non possono sopperire si trovano in grosse difficoltà, per loro e per il malato. Questa malattia è destinata ad aumentare con l’aumento dell’età e questo Paese deve assumersi l’onere e affrontare il problema se vuole rimanere civile.

      • antares scrive:

        5 giorni fa ci ha lasciato il mio papà, affetto da demenza vascolare, convivente con me. E’ stata dura…forse durissima…ma non impossibile. Il disastro piu’ grande sta nel fatto che le famiglie non sono supportate da nessuno. Dubito che esistano persone specializzate in grado di dare una mano alle famiglie, anche perche’ ogni caso fa storia a se’, anche se la malattia porta lo stesso nome. Tutto dipende dalla persona nella quale la malattia insorge, dalla sua storia clinica, dalla sua formazione ad iniziare dai primi 3 anni di vita, dal carattere. Assistere un familiare affetto da demenza senile in casa, equivale ad abnegare la propria esistenza. Comprendo e non biasimo chi si trova nella devastante condizione di dover collocare il proprio familiare in RSA. Io non avrei potuto sopportare un dolore di questo genere. A costo della mia vita (c’e’ un incremento del fatto che chi assiste si ammala che e’ spaventoso!!) avrei preferito vederlo nella bara, piuttosto che sedato in una Residenza per anziani. L’ho assistito da sola per 6 anni, insieme a mio figlio, studente. Ci ha salutati in dieci minuti, dopo una giornata passata nel suo mondo, diventato ormai cosi’ piccolo, tra le sue cose, guardando la sua televisione, nel suo letto…con la sua testolina bianca tra le mie mani. Non finirò mai di ringraziare Dio per la forza che mi ha dato fino alla fine, e per aver permesso a lui una vita dignitosa nella sua piccola famiglia, insieme alle persone che di piu’ ha amato, fino all’ultimo respiro, evitando l’allettamento, la sedazione, le piaghe da decubito, il dolore morale di trovarsi in un ambiente non suo.

        • gattofila scrive:

          Buongiorn ho 62 anni e sono unica filgia nubile di due aniznai geitori malconci in salute, Per di più sono nubile, e non sono neppure ancora pensionata. Ad aprile dopo anni di cure a csa rese da me sono stata costretta a fra ricoevare mio padre che adoro più della mia vita stessa e che ho continauto a seguire anche in struttura. La situazione era ingestibile perchè anche mamma ha avuto bisogno di cure, papà ha una demenza ischemica cronica e mamma ha avuto uno scompenso cardiaco , parlo di un uomo di quasi 91 anni e di una donna che si avvia ai 94, La casa dove si vive non poteva ospitare anche una badante. Mamma l’ho curata a casa come 6 anni fa ho cutato papà dopo cue interventi chirurgici, poi ho dovuto rassegnarmi al ricovero perchè non potevo farcela più. Ora papà sta morendo e io sto morendo con lui perchè lo amo al di sopra di me stessa, e spero di reagire a questo imenso solore perchè devo continuare ad assitere mama, sono a casa in congedo con la legge 104 e poi si vedrà. Non si può giudicare se non si conoscono le singole situazioni . scusate lo sfogo ma oggi sto molto male

          • gattofila scrive:

            chiedo scusa per refusi, ripetizioni ma ieri quando ho scritto il post mi trovavo in uno stato emotivo e psicologico molto compromesso reduce da una visita a mio padre nel corso dela quale, completamente assente, e agitato, ha trovato pace stringendo la mia mano fra le sue e così si è addormanetato, ho fatto il viaggio di rientro a Milano in autostrada, in trance e con il cuore gonfio di lacrime, di ricordi di una vita, ricordi che non placano il mio dolore, anzi , se è possibile, lo amplificano, per quello che è stato e non sarà più
            buon anno a tutti

  2. alessandra scrive:

    Io penso che le persone anziane, quando non più autosufficienti , subiscano vere e proprie torture
    qualcuno decide per loro
    vengono deprivati della loro casa
    sradicati dalle loro cose, dalle loro abitudini, anche dai loro amici,
    alloggiati in una RSA diventano il numero che viene anche stampato sulle loro quattro cose, sono costretti a vivere con chi gli capita accanto, a dormire, a mangiare, a esser svegli ad orari fissi. Non c’è più libera scelta, non c’è più consenso informato. E la speranza, e il senso? Entrando in una RSA mi ha preso la medesima angoscia che mi oprendeva da giovane quando d’estate lavoravo in un orfanotrofio. Tante mani tese.

    • Isabella scrive:

      La soluzione a queste scelte quale è considerato che tenerli in casa con una badante costa un occhio della testa e pochi possono permetterselo. La vecchia con dignità purtroppo è una prerogativa per RICCHI !

      • Concetta Egidio scrive:

        No, è una prerogativa per chi ama.
        Ho assistito con amore e non senza mie conseguenze fisiche,mia madre per 4 anni, e alla fine è morta a casa mia in un clima familiare e tra le mie braccia.
        Io sono un’insegnante e ho lavorato a tempo pieno, senza sottrarmi agli impegni per anni, na gli ultimi mesi ho preso un’aspettativa per assistere mia madre che stava molto male.
        Ci vuole tanto amore e dedizione, fino all’annullamento di noi stessi, ma non mi pento di niente, anzi lo rifarei tante e tante volte, anzi, bafari potessi ancora assisterla!

        • Isa scrive:

          Scusa ma quando tu a tempo pieno non c eri? Chi se ne iccipava….e delle pulixie di casa ecc…visto che stavi al lavoro?!…

  3. Sandro scrive:

    Ciascuno di noi ha le proprie esperienze e i propri vissuti. Tutti forse diversi. Tutti intensi. Quello che unisce e’ il desiderio di una vecchiaia serena e una fine dignitosa. Quello che ci separa e spesso vanifica tale desiderio e’ la forza economica. Brutto,certamente.. Purtroppo vero. L’alea del futuro ci/mi spaventa. Forse e’ l’unica cosa di cui,del mio inesorabile invecchiare, ho paura,a volte terrore. Ho avuto gioie,fortuna,dolori. Qualche rimpianto,forse ho fatto del male. Ma al mattino,quando mi faccio la barba e mi specchio riesco a guardarmi negli occhi e sono certo di essere una persona onesta. Ho sempre mantenuto la parola data. Non ho mai approfittato di altre persone. Ho seguito scrupolosamente questi tre insegnamenti di mio padre( un contadino inurbato con la terza elementare). Non merito lo spietato trattamento di una RSA. Non so se qualcuno lo meriti. A tanti viene inflitto. Con la nostra silente connivenza. Parliamone, discutiamo,proponiamo,cerchiamo di trovare un sistema nuovo che si sostituisca alla famiglia tradizionale che si e’ disintegrata negli ultimi 40 anni. Anche perché e’ un problema che riguarderà tutti quelli che ….non avranno la fortuna di morire giovani!

  4. maria laura cattinari scrive:

    Un problema importantissimo che si inserisce in quello più generale del “morire con dignità per tutt*” e che coincide con il diritto di veder rispettate le proprie volontà di fine vita attraverso Direttive Anticipate di Volontà sulle cure (Testamento Biologico). La demenza senile è certo una delle patologie che più spaventa e che pare, nella sua genesi, sempre più legata all’inquinamento ambientale per cui certo molto dovrebbe essere fatto prima di tutto per prevenirla.
    Ricordo quando, in un importante Convegno sull’Amministrazione di Sostegno (Legge Cendon 2004), il Giudice tutelare del Tribunale di Modena Dr. Guido Stanzani raccontò di essere stato in visita a una casa di riposo dove erano ricoverati anziani non autosufficienti, quasi tutti affetti da demenza e tutti rigorosamente con la PEG (gastrotomia endoscopica percutanea = tubo nello stomaco per alimentazione partificiale). Chi di loro aveva dato il consenso a questa invasiva terapia? Probabilmente proprio nessuno!!! Penso che di qui si debba partire per far qualcosa: poter davvero lasciare le nostre Direttive anticipate sulle cure, oggi per domani in previsione di una nostra possibile incapacità di intendere e di volere o anche solo di comunicare. I Registri Comunali del Testametno Biologico sono una prima fattiva risposta da sostenere in ongi modo! Certo, personalmente ritengo che anche in Italia si arriverà, quando dipende da tutt* noi, a poter chiedere, a fronte di certe patologie, ad ottenere il diritto ad essere aiutati a morire, suicidio medicalmente assistito e/o eutanasia. Ricordo il recente caso dello scrittore belga Hugo Claus che, avendo ricevuto una diagnosi di malattia di Alzheimer, ha potuto decidere di morire prima di non esser più capace di riconoscere moglie ed amici. Questo oggi è possibile in Belgio. Però tutto è perfettibile, la Legge belga prevede che per ottenere questo aiuto ci sia una richiesta reiterata della persona che deve dunque essere in grado d’intendere e di volere, il chè ha comportato che Hugo Claus, per timore di perdere questa capacità ha forse dovuto anticipare, non sappiamo di quanto, la sua morte. Da 10 anni sono personalmente impegnata per questi obiettivi di civiltà nell’Associazione Libera-Uscita che ospiterà a Roma nel prossimo mese di Giugno 14-16 l’XI Meeting della RtD-E ( Federazione delle Associazioni europee per il diritto a morire con dignità)

  5. sipuodiremorte scrive:

    Cari amici, grazie ancora una volta per i vostri commenti non solo profondi e informati, ma ricchi della vostra esperienza. Stiamo facendo un ottimo lavoro. Aiutatemi a diffondere più possibile questo blog, che, grazie a voi, sta diventando una sede di informazione e dibattito davvero non banale.
    Buona domenica.

  6. Vera scrive:

    Vi ho conosciuto adesso adesso. Ho letto qua e là. Complimenti, argomento essenziale. Mi sento di incollarvi un mio articolo di un paio di anni fa. Non so se è il posto giusto o non si fa così. Non frequento blog, non so le regole, abbiate pazienza!

    Hospice: la farsa della Buona Morte
    Secondo ricerche inglesi, la durata media della fase terminale di pazienti oncologici è di circa 90 giorni nel 90% dei casi; per il 25% dei pazienti è necessario il ricovero in una struttura specializzata e allora abbiamo importato l’hospice.
    Con il termine hospice s’intende indicare strutture residenziali specifiche per malati terminali, in termini più chiari: luoghi dove si va a morire. Per fortuna che la maggior parte dei pazienti non lo sa, se no non vivrebbe con entusiasmo il trasporto in un luogo come questo. La terminologia inglese viene mantenuta anche in italiano, in quanto la sua traduzione letterale (ricovero, ospizio) male focalizzerebbe lo spirito che si vuole dare al soggiorno in questi luoghi, richiamando viceversa sensazioni di abbandono e di mancanza di speranza. In generale, oggigiorno, le strutture hospice hanno caratteristiche tali da offrire almeno ad un familiare la possibilità di restare vicino al paziente anche durante la notte e non presentano alcuna restrizione alle sue possibilità di visita e d’assistenza continua. Inoltre dispongono sia di aree comuni in cui possano esserci incontri tra i pazienti, volontari, familiari, sia di spazi aperti per consentire momenti di deambulazione e di svago ai malati meno gravi. Si tratta di reparti a bassa tecnologia, aperti a parenti ed amici, dove il malato può portare con sé oggetti ed abitudini. La focalizzazione dell’intervento va alle cure palliative, alla terapia del dolore. Prioritaria è la “qualità di vita residua” del paziente in fase terminale, senza per questo accelerare o posporre la sua morte.
    Traggo queste informazioni da internet e adesso vi racconto la mia esperienza. Un anno fa una mia zia di 84 anni scopre durante un check-up, al quale la famiglia la costringeva a sottoporsi in quanto fumatrice di ben 5 sigarettine sottili sottili al giorno, di avere un tumore all’apice del polmone. Diametro 1,5 cm. Sintomatologia assente. Chiaccherando incredula davanti ad un caffè, seguito dall’immancabile sigarettina, la zia fa una considerazione condivisibile. “Anche ad essere ottimisti, quanto pensi possa campare ancora, 4-5 anni? Finora sto bene, il bilancio della mia vita è positivo e io ho sempre saputo che nei vecchi i tumori crescono al rallentatore. Fosse per me, non farei niente. Tu cosa faresti? “ “ La risposta la sai già. Io credo nell’eziologia conflittuale della malattia e non nella chemio. Un tumore ce l’ho già avuto e, come non ho fatto la chemio la prima volta così farei di nuovo, ma tu devi sentirti libera di scegliere quello che senti essere più giusto per te, senza dare retta a nessuno, né in una direzione né nell’altra”
    Scegliere di seguire l’istinto è sempre difficile, ancor di più se sei vecchio e i tuoi sono più propensi a credere che tu abbia un po’ di arteriosclerosi, piuttosto che una chiara coscienza di ciò che è meglio per te stessa.
    Ovviamente, per pulirsi la coscienza, marito e figlia decidono che deve fare la chemio, biopsie, termoablazioni e compagnia bella con il corollario classico di vomito, diarrea, perdita dei capelli, orrore per sé stessa e, appena comincia a riprendersi, un nuovo ciclo.
    Nel giro di sei mesi: metastasi ossea. Quando le si paralizzano le gambe, i parenti le dicono che una vertebra cervicale è mangiata dall’osteoporosi.
    Intanto anche il quadro respiratorio peggiora e una notte occorre ricoverarla.
    La strada è segnata.
    Ospedale, morfina, hospice e qui comincia la sceneggiata della buona morte.
    Alla paziente si racconta che va in una struttura di riabilitazione per curare l’osteoporosi e lei fa finta di crederci.
    La struttura dell’hospice è veramente bella, moderna, pulita, in mezzo al verde. Medici, psicologi, infermieri, ausiliari, tutti umani, sorridenti, carezze e coccole; letto antidecubito, frullati, pacche sulle spalle virtuali, incoraggiamenti. Di testa lei è a postissimo, grata per le attenzioni, per la compagnia, tutto bello. Il decadimento però si nota e la notte ha sempre paura di morire soffocata. “Non si preoccupi, signora, domani la portiamo giù al pian terreno, davanti alla sala infermieri”. Queste parole mi suonano lugubri, ricordi flash di un racconto di Buzzati?
    Quando la zia peggiora e non ce la fa neanche a bere da sola, invece di idratarla per via venosa o darle semplicemente un po’ d’acqua con una pipetta, i medici decidono che non deve bere, “perché, se no, aumenta la secrezione di muco” e le spruzzano in bocca soltanto un “umettante della mucosa orale” (non sapevo neanche che esistesse e penso con disgusto che si fanno soldi anche con cose che potrebbero letteralmente essere sostituite da un bicchier d’acqua, ma devo essere io che sono retrograda).
    “Vedi, dice la figlia guardando la sacca di raccolta dell’urina, tragicamente ferma allo stesso livello dal giorno prima, le si stanno bloccando i reni.”
    Ora, non credo che dar da bere agli assetati sia accanimento terapeutico, ma è certo che senza liquidi i reni si bloccano, il corpo va in acidosi e muori autointossicato. Vado a parlare col medico che si sente subito messo in discussione e mi chiede infastidito “ma lei è una collega?”. Chiedo se si comportano così per principio. Mi guarda con fare sorpreso e interrogativo, come fossi un marziano che non sa dove è atterrato.
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    “No, scegliamo di volta in volta cosa è meglio per il paziente…”
    Devo aver fatto una di quelle mie espressioni che dicono tutto, perché lui, senza darmi spazio di replica, gira i tacchi e se ne va, dicendo “Preparatevi, difficilmente arriverà a domattina”. Previsione azzeccata! Un po’ troppo facile, a dire il vero, dato statistico più che esperienza.
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    Secondo me questa è eutanasia legalizzata, mascherata da buona morte, alla faccia dell’ignoranza della famiglia che è tutta contenta di aver fatto il massimo per il suo caro. La cosa più importante era non sentirlo urlare per i dolori. La Buona Morte si chiama Morfina e dà il risultato voluto. Ma non basta: c’è comunque chi decide per te e io invece credo che la Vita e la Morte non debbano essere lasciate in mano all’Uomo.

    Diritto alla libertà di cura significa anche diritto di morire a casa propria, dove per lo meno qualcuno un goccio d’acqua te lo dà, senza sentirsi in colpa, perché il medico, sapiente giudice supremo, che decide in quanto tempo devi morire e liberare il letto, ha detto che non si deve. Avanti il prossimo, la sceneggiata ricomincia!

    • sipuodiremorte scrive:

      Buona sera, Vera. Sono contenta che vi sia una voce dissonante nel mio blog. Benvenuta. Forse, però, sta facendo un po’ di confusione, molto comprensibile perché lei mi pare ancora arrabbiata per la morte di questa sua parente.
      Lei crede che l’uomo non abbia il diritto di intervenire sulla propria morte, e questo è legittimo, e lo rispetto: in questo consta il mio essere, o tentare di essere, profondamente laica.
      E’ anche legittimo rifiutare le cure. Sua zia avrebbe potuto tenersi il tumore, e anche questo era suo diritto. Sarebbe morta ugualmente, con tempi e modi diversi. Ma non l’ha fatto: si è rivolta alla medicina.
      A quel punto ciò che lei descrive mi pare non abbia nulla di strano o sospetto. Io non sono un medico ma so che in questo tipo di tumore idratare è controindicato, provoca gravi complicanze e una brutta agonia.
      Inoltre, non sono certa di aver ben compreso: avrebbe voluto che non dessero la morfina a sua zia? Avrebbe voluto che soffrisse orribilmente? Crede davvero che sia solo per egoismo che la famiglia desiderava che sua zia non urlasse di dolore?
      Ci rifletta.
      Anche i cattolici più estremisti ammettono che il dolore è inutile. Le cure palliative non sono una farsa. Sono un tentativo umano per accompagnare i nostri simili a concludere nel migliore dei modi la loro vita. Purtroppo, la bacchetta magica non l’abbiamo. La morte ci ferisce tremendamente, e una delle frequenti reazioni del lutto è essere arrabbiati con i curanti.

      • isabella scrive:

        ..se nn hanno dato acqua, probabilmente era disfalgica. sarebbe morta soffocata…

        • isabella scrive:

          negli hospice nn vanno le persone x ,morire, ma le persone che stanno morendo. e quando si entra, si e’ informati sulla terapia del dolore che si effettua,morfina,nnessuno obbliga. ci vuole il consenso della persona o del parente sa che cosa vuol dire morire lacinato dai dolori?

          • Concetta Egidio scrive:

            Non vedo la differenza tra stanno per morire e morire. Certo non si parla di luoghi della morte, ma in realtà lo sono. Allora perché non potenziare l’assistenza domiciliare, così da creare un clima sereno sia per il moribondo, sia per chi l’assiste?
            Finiamola con esaltare questi centri come se fossero solo loro capaci di fornire cure palliative, il malato ha bisogno di vivere gli ultimi giorni nel suo ambiente abituale, circondato dai familiari, ma anche i familiari hanno il diritto di avere accanto medici e infermieri efficienti e competenti e non è poi così difficile per la sanità farlo in casa.
            ADI è inesistente e il carico sui familiari è terribile, ma il malato non subisce traumi e cambi di ambiente. Ricordo mia madre che rifiutava l’ospedalizzazione per paura di questi centri, oramai li conosciamo tutti, quindi chi entra sa che è condannato.

  7. claudio scrive:

    Non mi riferisco a nessuno degli interventi presenti su questo blog e riporto solo alcune mie esperienze professionali.
    Purtroppo è frequente che i familairi siano interessati alla “pensione” e all’ “indennità di accompagnamento”. E per questo pratichino l’accanimento terapeutico nei confronti dell’anziano in punto di morte. A poco valgono i tentativi del medico e dell’infermiere di convincerli che, certe pratiche anzichè alleviare la sofferenza la prolungano e ognuno di noi ha diritto di Morire in Pace.

  8. SILVINA PETTERINO scrive:

    Buongiorno a tutti, ho lavorato come infermiera in alcune case di riposo. Questo è un argomento che mi tocca particolarmente in quanto mi sono trovata a vivere situazioni che dire difficili, è dir poco. Vedevo tanti bisogni inascoltati, piccole e grandi mancanze di rispetto… mentre dovevo correre a fare interventi tecnici (a volte inutili, altre volte assurdi). Tornavo a casa sconvolta certe sere e mi sentivo impotente. Ci sono anche aspetti positivi nelle RSA, ma sono convinta che, proprio perché a volte sono necessarie, qualcosa andrebbe cambiato. Mi sono salvata emotivamente scrivendo, dapprima per me stessa e successivamente per raccontare la vita nelle strutture che ‘accolgono’ i vecchi. Nel 2011 ho trovato un editore che ha creduto nel mio lavoro, tanto da pubblicarlo. Forse c’è qualcuno interessato a capire meglio o conoscere argomenti attinenti la vecchiaia. Scusate l’intrusione che spero non sia fraintesa; non ho interesse a farmi pubblicità dato che ho scritto per “tenere viva la memoria di anziani e in un certo senso non farli morire”. Grazie. http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-157-3/silvina-petterino/vecchi-da-morire.html

    • sipuodiremorte scrive:

      Gentile Silvana Petterino, è un onore per me il suo intervento sul mio blog. Conosco il suo libro e l’ho molto meditato, e citato nel mio prossimo libro, in uscita a fine mese con Chiarelettere.
      Condivido ogni sua singola parola! Grazie.

  9. silvina scrive:

    Grazie a lei… mi fa sentire bene sentire questa affinità e condivisione. C’è tanto tanto che si può fare per gli anziani e, di rimando per noi stessi. Mi piacerebbe poter leggere il suo libro, quando uscirà. Verrò a vedere nel blog se pubblicherà titolo ed editore; penso di sì. Buona giornata. Silvina

  10. sandra scrive:

    Oggi è un mese che mia suocera è morta dopo 40 giorni di RSA.Io l’ho riportata a casa per strapparla da quel film dell’orrore nel quale mi sono resa conto eravamo finiti,ma oramai era tardi.Solo la consolazione di averla fatta morire a casa sua in maniera dignitosa in mezzo ai suoi cari.In questi posti ho capito che gli anziani non hanno scampo.Mia suocera è entrata per riabilitarsi ad un pò di equilibrio dopo una caduta ma senza lesioni, sotto consiglio dei medici assistenti sociali e psicologi dell’ospedale civile Santo Spirito.Così l’abbiamo condannata senza saperlo, e rendendocene conto troppo tardi,a morte.Tutti gli anziani con il catetere,tutti con il pannolone,anche chi non ne aveva bisogno,”perchè è meglio!”.Cibo sulla carta differenziato,nella realtà uguale per tutti,aproteico .iposodico,senza glutine,…solo parole.Ho visto con i miei occhi anziani entrare ignari e con la speranza di stare un poco meglio,peggiorare sempre più e morire tra le facce indifferenti e distaccate di chi dovrebbe preoccuparsi di farli stare meglio.Portarli in palestra,per la riabilitazione, e farli ammalare, con tosse bronchite raffreddore in un rituale ripetuto e conosciuto.
    E mi fermo qui.Non portate i vostri anziani in questi posti da dove usciranno morti.

    • maria teresa scrive:

      ho letto…mi ha spaventata il mio papa’ e’ entrato in clinica quasi con le sue gambe,il pannolone sempre,dopo l’ennesima fuori uscita di pipi’,le hanno messo il catetare….e da li un peggioramento giorno per giorno,e’praticamente e’ in coma da tre giorni con crisi convulsive ogni 10 min.dopodiche’ un respiro affannoso oggi mi ha detto il medico che non ce la fara’……..e’ straziante come questa malattia bastarda l’ alzaimer ti porti via tutto, memoria,familiari,,dignita’……vita.in clinica vedo che comunque la presenza medica e’ molto attiva,il fatto h non facciano movimento e’ vero,pero’ e’ anche vero che la “Batarda” ti fa dimenicare :come si mangia come si beve,come andare in bagno , come non saper sfogliare un giornale…….tutto non sei piu’ capace di fare nulla nulla. terribile.dicono che la sofferenza che noi vediamo lui non la sente…..se un dio c’e……….sara’ cosi’,sto malissimo

      • Mirko Gallorini scrive:

        Ti capisco benissimo anche io in questo momento sto soffrendo per mia mamma che anche lei ha alzhaimer !adesso per ennesima volta e in ospedale perché è rimasta con la bocca aperta ma nessuno sa dirci esattamente cosa si tratti !comunque è una agonia continua e mi domando sei mai troveranno una benedetta cura !penso che sia tra le peggio malattie sia per il paziente che per i familiari

        • Maria scrive:

          Mia mamma dopo 3 anni di demenza in casa Co la badante e con Je che andavo tutti i giorni, il 15 aprile ha avuto un ictus acuto e dopo una notte di hospice è morta. Nel pomeriggio sembrava addormentata e anche se la chiamavamo non si svegliava. Portata in ospedale si è svegliata e mi ha parlato…poi alle 8 ha avuto l’ictus acuto ed è rimasta addormentata russa no forte con la bocca aperta. È andata avanti così x 48 ore e alle 17, dopo che dalle 14, le stavano somministrato una dose minima di morfina, se ne è andata negli unici 5 minuti che sono andata a prendere un caffè. Sono stati tre anni da incubo, difficilissimi, durante i quali qualche volta ho pensato che era meglio saperla morta che vederla così….ma il dolore della perdita è devastante ….

  11. TS scrive:

    Mio padre era ricoverato all’hospice, da 3 settimane.. tumore metastatico maligno, uno dei piu aggressivi…
    Faceva cure palliative per allievare il dolore…
    Da una settimana si è aggravato,il dolore li è aumentato, non mangiava quasi niente, nausea e vomito..
    Li hanno messo la morfina, perche’ non sopportava il dolore, ormai il tumore stava mangiando tutto..in piu era malato di cuore…
    La situazione precipita e mercoledi i primi segni del premorte, occhi fissi verso il cielo , pipi rossa, battiti del cuore irregolari, mani e piedi gonfi… io li… insieme a lui…
    la notte si sveglia , cercando di chiamare l’infermiera, ha avuto un riflesso, non respirava bene, forse si stava sentendo soffocato o sara’ stato un attacco cardiaco perche si toccava il cuore.. ma credo che lo abbia percepito pochissimo…
    Lo sedano… si addormenta.. respira con i rantoli… dopo un ora e mezza , non lo sento respirare.. chiamo le infermiere di turno che erano li, sentono il battito, mi allontano.. l’infermiera mi chiama dicendo che il papa’ sta dando gli ultimi respiri, li tengo la mano..lo guardo un attimo..è con la bocca aperta e occhi chiusi… inizio a pregare e lodare Dio..
    Mi allontano.. aveva smesso di respirare…

    Le infermiere avevano capito che se ne stava andando, e per non farlo soffrire e non farli capire nulla, lo hanno sedato..
    Ho creduto che li avevano accelerato la morte.. quando si entra agli hospice non si esce vivi..questo lo sappiamo,
    ma immaginate una persona invasa di dolori da urlare, se non li avessero fatto le dosi morfina, sarebbe morto cosciente e agonizzante!!
    Quando l’oncologa disse che non c’era piu nulla fare, li diede massimo 8/9 mesi.. cosi è stato..poteva fare una cura di un farmaco, che li avrebbe allungato la vita e anche migliorata, ma non poteva a causa del problema del cuore(aveva avuto un infarto nel frattempo)
    Mio padre è solo stato sfortunato, che dopo due anni, che lo hanno operato di melanoma(il piu aggressivo che esista)
    e radioterapia, sono comparse metastasi al fegato e intestino!
    Dovevamo farlo soffrire? Sapevamo che non durava tanto, che quando le metastasi scoppiano, invadono tutto l’organismo e si va via via sfumando fino alla non attivita’ degli organi..

    Se lo avessi lasciato a casa domenica, quando è arrivato, come sarebbe morto?dal dolore e sofferente..
    I nostri giorni sono contati sul palmo di una mano,, lui voleva vivere.. tutti vogliamo vivere..

    Non pensiamo che i medici inducono alla morte.. affidiamoci nelle mani di Dio

    TS

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  12. paola scrive:

    Ho 55 anni e sono ancora nel mondo del lavoro e purtroppo mi attendono ancora diversi anni prima di andare in pensione.
    Dico purtroppo perché se avessi terminato la mia attività lavorativa con le regole “vecchie” avrei potuto assistere a casa mia madre e invece mi sono trovata nella condizione di doverla ricoverare in casa di riposo. Psicologicamente per entrambe, è stato molto devastante.
    La mia esperienza è stata negativa, una struttura dal nome importante, che di per sé dovrebbe già essere indice di servizi adeguati e superprofessionali… ma non sempre è così. Non dò la colpa agli operatori (O.S.S.-A.S.A.) ma “rimprovero” chi dirige le strutture. Per rendersi conto di come funzionano le cose dovrebbero essere presenti nelle case che dirigono e non passare gran parte del loro tempo dietro una scrivania.
    D’altra parte la richiesta è alta e le lunghe liste d’attesa confermano che sempre di più si ha la necessità di queste strutture quindi perché preoccuparsi di migliorare? se si libera un posto, il letto non rimane per molto tempo vuoto!
    E parlando con altre persone che si sono trovate nella mia situazione, nella stessa struttura e in altre case di riposo, non sono in molti che si sono espressi positivamente, piuttosto ho trovato nelle loro parole molta rassegnazione.
    Leggiamo sugli opuscoli o carte dei servizi delle RSA ”assistenza infermieristica 24 ore su 24”, rispetto degli standard prefissi dalla regione, ma di fatto, l’assistenza agli anziani è a carico degli ausiliari che non sono infermieri, e comunque le figure professionali non sono in numero adeguato. Certo i bisogni primari sono svolti (igiene, alzate etc) ma come? Se c’è un numero insufficiente di operatori non si possono fare miracoli!!
    Cosa succede allora? Se devono essere imboccati qualcuno arriva a mangiare il cibo freddo, se hanno la necessità di essere portati ai servizi, hanno come risposta “usa il pannolone” perché sono da solo. E tutti davanti ad una televisione che molte volte guardano senza vedere, chiusi nei saloni perché se non c’è il parente a portarli fuori non escono e non possono neppure godere dell’aria fresca o di vedere il cielo azzurro in una giornata di sole. Ma la cosa più grave è che se non stanno male in modo evidente non se ne accorgono neppure o passa del tempo prima che se ne rendano conto. Per fortuna qualche aspetto positivo c’è: animazione per qualche ora il giorno e i volontari che dedicano il loro tempo a queste persone.
    Mi dispiace di dover parlare così, ma almeno, per quello che mi riguarda, non posso fare altro; la mamma ora non c’è più e il mio grande rammarico e grande dolore è che ho fatto tanto per lei ma quando aveva più bisogno di me non sono stata in grado di aiutarla come avrei voluto.
    Siamo in una società dove l’anziano non è considerato una persona fragile ma molto spesso un peso. La politica, il Welfare dove sono?
    Questa è una realtà che prima o poi ognuno si troverà a dover affrontare e poi penso sempre ………….quelli che ora sono “vecchi” seduti su una carrozzella o con lo sguardo perso…. un tempo sono stati giovani…

  13. Buonasera. Ho letto le vostre storie e mi sono ancora di più se possibile rattristato. Vivo con mia suocera che ha l alzaimer e siamo sul punto di ricoverarla in una splendida casa di cura. Il dubbio é…come lasciarla li se lei vuole solo noi? É troppo doloroso…ma come si fa a coniugare famiglia lavoro e una malata di alzaimer che ti succhia l anima? Avete qualche consiglio?

    • marisa Vans basse AUTHENTIC Vans AUTHENTIC Sneakers basse Sneakers Vans Sneakers Vans AUTHENTIC basse AUTHENTIC Sneakers AUTHENTIC Vans basse scrive:

      Penso che aiutati da una badante da scegliere con le dovute cautele possa essere una soluzione, gli anziani ammalati non amano uscire dal loro ambiente e anche se sono nella confusione più totale percepiscono l’ambiente che li circonda. Anche la migliore delle strutture assistenziali non è minimamente paragonabile alla cura nel propri ambiente. Forse più assistiti nelle cure mediche, ma psicologicamente dei numeri… parlo per esperienza e mio padre è ancora vivo pur ammalato di sindrome dei corpi di Lewy perché l’ho trascinato fuori da un letto di ospedale, grazie al cielo tolto il catetere tutto ha funzionato bene e ora mia madre lo assiste con una badante. Difficile la situazione ma quando sta bene ci ripaga dalla stanchezza… cosa succederà in futuro? Non riesco a pensare, mi lascerò guidare dal cuore e ho giurato che non dovrà mai soffrire per essere lasciato solo!

  14. ValterCiabattine Ciabattine Glamorous Glamorous Ciabattine Ciabattine Glamorous Glamorous Glamorous Ciabattine Glamorous xCSqZn0BXw AUTHENTIC Sneakers Vans Sneakers Vans Vans Sneakers AUTHENTIC basse AUTHENTIC basse AUTHENTIC Sneakers Vans basse basse AUTHENTIC Vans scrive:

    Purtroppo anche mia madre, già disabile da lunghi anni, da gennaio è andata progressivamente peggiorando…la demenza è aumentata, a volte sembrava lucida, a volte non riconosceva nemmeno piu’ la sua abitazione e mi chiedeva di portarla a casa…ho poi capito che voleva andare nella casa dove era nata, ormai abbandonata da decenni.
    Ho ritenuto di portarla in una RSA per poterle permettere quelle terapie che a casa, con o senza badante, non potevo garantirle e devo dire che, problemi iniziali a parte, l’impatto è stato positivo, ma mi rimane il peso di non averla potura riportare nella casa che desiderava, quella della sua infanzia, ormai inabitabile, perchè questo era forse il segno della sua fine imminente.

  15. Barbara Maria scrive:

    Mio padre è morto ieri mattina, aveva compiuto 92 anni lo scorso settembre. Fino a Luglio 2014 tutto ok, era sopravvissuto ad un carcinoma particolarmente cattivo e alla successiva radioterapia effettuata all’età di 88 anni…ha fatto come richiesto dai medici tutti i controlli della pelle e dei polmoni ma il tumore ha colpito la vescica e i medici hanno scambiato i sintomi per una prostatite e poi aveva 92 anni… voglio dire che spesso i medici non ritengono si debba far qualcosa per gli anziani.
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    Io ritengo che non si debba effettuare nessun accanimento ma che se una persona è particolarmente forte e soprattutto ha voglia di vivere oltre ad essere lucida, deve essere aiutata a vivere.
    Comunque tra ritardi e rinvii viene operato a Gennaio 2015 per l’asportazione del tumore in vescica ma ormai era infiltrato e l’ematuria non è diminuita, anzi…Poi a Marzo un ciclo di radioterapia leggera per fermare il sanguinamento ma niente e poi il tracollo…
    Avevo attivato le cure palliative ma vedere il proprio papà che impazzisce dal dolore e ti chiede perché… Atroce. Nemmeno la morfina serviva, poi la sedazione ha iniziato ad avere effetto e sono crollati reni e cuore…
    Quello che voglio dire è che se mio padre non avevo avuto me vicino nell’ultimo anno e mezzo, sarebbe sicuramente morto prima in demenza mentre a casa è riuscito a mantenere una quasi totale lucidità e dignità.
    Anche mia madre non sta bene, è in demenza da Parkinson ma la tengo in casa, con badante e tanti sacrifici. Lei ha cambiato carattere, è sempre sorridente e straparla ma sana anche se sempre più bloccata. Ormai fa solo qualche passettino e sono orripilanti a pensare a quando non riuscirà a deglutire e vorrei tanto che si potesse sedarla e farla spegnere decorosamente senza pec (che non toglie lo stimolo della fame per esempio). Senza contare che per stare dietro ai miei non riesco a lavorare e tutti i loro risparmi sono finiti per l’assistenza.
    E’ URGENTE AVERE UNA LEGGE PER L’EUTANASIA e un migliore accesso alle cure palliative non solo per i malati oncologici. Sono importantissimi i centri diurni per alleviare la stanchezza e lo stress dei pazienti e dei loro parenti.
    Ci vuole anche molta prevenzione per una vecchiaia più serena e facilitare e incoraggiare le case comuni cioè più coppie che possano unire le forze e le risorse per invecchiare in case non vuote e con assistenza condivisa.

    • marika scrive:

      come tu farai a tua madre cosi i tuoi figli faranno a te io nn ho mia madre cn me di demenza cmq si riesce a gestire vogliamo essere libere e senza sacrifici ma dio ci mette davanti a sofferenze x sopravvivere di queste prove ricondati ke una madre nn abbandona mai i propri figli

  16. Elda scrive:

    la mia mamma quasi 93 anni affetta da demenza é stata negli ultimi anni assistita da una badante e da me che sono sua figlia, vivendo nella mia casa. La sera tornando dal lavoro potevo abbracciarla e coccolarla. Circa 40 giorni fa é stata male ed é stata ricoverata in ospedale. Per la demenza si rifiuta di aprire la bocca quindi non mangia e non beve quasi più. Niente peg e niente sondino, servirebbero solo a prolungare questa agonia, cerco di passare più tempo possibile con lei per coccolarla e darle amore. questo penso sia la cosa importante.
    Elda

    • Valeria scrive:

      Mia nonna ha 92 anni ed è affetta da Alzhaimer con i primi sintomi che si manifestarono ormai piu’ di 15 anni fa.
      Da circa 1 anno vive allettata. Non ha mai parlato tanto è sempre stata molto assente e da mesi ha crisi che durano giorni in cui i deliri la riprtano alla sua vita precedente. Vederla così è struggente e lo ammetto la prima volta che ho assistito ad una sua crisi ho pensato che se fossi stata sola con lei le avrei messo un cuscino in faccia per porre fine a questo suo tormento.
      Da una settimana non apre piu’ la bocca per mangiare e bere e il pannolone è asciutto, chiedo disperatamente che siano i suoi ultimi giorni perchè la sua malattia è la mia malattia e io non trovo ragione a tanto dolore!
      Si cura un corpo morto e non la persona a cui va data una morte dignitosa: se ha deciso di lasciarsi morire perchè accanirsi! Eppure certi discorsi a parenti benpensanti, il cui aiuto pero’ è sempre stato assente, risultano essere scandalosi il che affatica ancora di più l’avvicinarsi della fine.
      Valeria

  17. luisa mangilli scrive:

    Sto leggendo con interesse le esperienze di tanti che lasciano testimonianza. Chiedo consiglio a chi sicuramente ha già affrontato qualcosa di simile alla mia situazione….
    Sono fortunata perchè ho ancora i miei genitori presenti nella mia vita. Fino all’anno scorso quasi autonomi. Ora papà ha 91 anni e mamma 84. Vivono con l’ultima di noi tre figlie.
    Papà è sempre stato un uomo forte e deciso, ha affrontato tante difficoltà nella sua vita. È rimasto orfano a sei anni con tre fratelli più piccoli e la sua mamma. È arrivato a91 anni…… Presente ai suoi doveri legati al suo lavoro e alle incombenze economiche. Purtroppo il suo fisico sta improvvisamente crollando per demenza senile. Vuole fare quello che vuole come ha sempre fatto, dalla gestione economica alla guida dell’auto….a muoversi come vuole….. Ripetutamente è caduto, anche con la bicicletta, ma è sempre colpa di altri…. Ma della sua inavedutezza….. E poi su in ospedale…. Difficoltà dimogni tipo per i suoi rigorosi no, no, faccio da solo, non serve niente…. Ostilità a manetta per le cose più semplici…. Cerchiamo di aggirare gli ostacoli per ottenere una sua e altrui sicurezza… Non sempre con buoni risultati….. Credetemi di tutto abbaimo tentato per fargli capire che non puo guidare dopo due ictus….. Nemmeno le visite mediche che dichiarano che nonpuò piu guidare….. Ironia ….. I medici a rinnovo patente …….(è andato da solo nascondendoci il fatto) gli hanno concesso rinnovo. Alle ns richieste di stop….. Ci hanno risposto che gli anziani devono avere loro autonomia….. Ma lo portiamo dove vuole ma non può guidare da solo……. Due fatti ischemici, porta apparecchi acustici, e ha perso uso motorio gamba sinistra, ha una cataratta non dichiarata…… Ma siamo folli…. Io non dormo più per la preoccupazione…. Siamo arrivati alla demenza…..finalmente una visita neurologica, da me richiesta per l’aggravarsi della situazione, ha decretato che non può assolutamente guidare e che ci sono altre cose da fare per assistere un uomo che è presente nel tempo e nello spazio ma non contestualizza gli avvenimenti e ogni proposta venga da noi viene negata. Non vuole bere, non vuole fare la pipi, barcolla, non sta in piedi eretto per crollo vertrebrale, e quando si mette intesta che deve andare a dare da mangiare alle galline nessuno lo fa ragionare…… si deve fare solo quello che vuole lui. Lasciamo stare il discorso economia famigliare.
    Mia madre 84 anni ha avuto un ictus l’anno scorso e ha bisogno pure lei di assistenza.
    Mia sorella, non ho mai capito se per scelta o per disavventura della vita, ha scelto di restare li e si occupa di loro ora che fisicamente i ns genitori non sono più quelli di una volta. Noi siamo sposate e viviamo non lontano da loro e siamo sempre presenti nella gestione delle difficoltà famigliari, con un problema che, appena spingiamo per un aiuto diverso ed esterno, veniamo messe out out dalla sorella che vive con loro. Ho proposto, imposto una badante che ha assistito miei suoceri per nove anni, donna semplice ma di cuore. È in prova ma non la vogliono: mia sorella ha detto sono io che la devo sopportare se a me non va bene non la voglio….. Sono disperata non si può più lasciarli soli e lei da sola non può reggere tutto come un ciclope. La sua vita dovrebbe essere altro da mera e passiva presenza ai ns genitori….. Io non sto più a guardare e agisco e ovviamente sono cattiva e violenta, secondo lei, Vorrei che capisse che assistere i ns genitori è un ns dovere morale e di cuore, non riesco nè io, nè i medici a farle capire che la demenza senile va sostenuta. Ai no di papà si dice di si ma poi responsabilmente si deve fare diversamente…. La frase che mi uccide tutti i giorni è: se papà non vuole non si fa…. E coßi la badante … Eccc non si rende conto che purtroppo bisogna dire no a certi atteggiamenti insensati….. A nulla valgono le parole dei medici.”……. A papà è stato prescritto un farmaco da neurologo….. Per aiutarlo a dormire e a calmare iperatt della dememza…. … Lei ha deciso di non darglielo…….ma perchè non possiamo assistere con un pò di amore. Dire no non vuol dire non rispettare, ma è proprio il contrario……….agire …senza provocare. Voglio solo il loro bene, in primis quello di mia sorella….ma sto prendendo solo bastonate…….grazie se qualcuno ha qualche suggerimento ………. Io non mi fermo…….. E continuo ad insistere …….chi ha più bisogno di aiuto è lei che non riesce ad accettere le difficoltà dei ns genitori…..

    • CHIARA scrive:

      ciao…ho letto un pò della tua esperienza e ti posso dire la mia…devi dire a tua sorella che il farmaco che gli hanno prescritto glielo deve dare se non lo vuole far morire d’infarto o di qualche convulsione…perchè sicuramente gli avranno dato la liryca o il seroquel o il talofen stessi farmaci che hanno dato a mia zia per prevenirgli attacchi di epilessia!!!!!! è molto ma molto importante!!!!!!!!

  18. Giada scrive:

    Mio padre ha 87 anni e fino tre mesi fa stava bene, usciva di casa, guardava la tv e leggeva il giornale, intellettualmente attivo e positivo di carattere. Un giorno, mentre pranza, cade all’improvviso dalla sedia. Ictus emisferico sinistro con plegia destra, afasia espressiva, aprassia, frattura del femore. In ospedale lo ingozzano come un tacchino con semolino e acquagel, senza rendersi conto che ha una deglutizione inefficace e così subentrano problemi respiratori che richiedono il ricovero nel reparto di Medicina, dove si trova da quasi tre mesi, incappando anche in una infezione nosocomiale. Lui, sempre lucido e collaborante, adesso comincia ad essere psicologicamente provato: il recupero motorio è pressocchè nullo, è allettato e muove appena la gamba destra, il cui femore fortunatamente si è rinsaldato. Il problema peggiore è la deglutizione, da tre mesi ha la sacca con la nutrizione artificiale, collegata a un cvc e ora propongono la PEG, pur avendo subito due grossi interventi addominali, infarto con angioplastica e soffrendo di BPCO.
    In RSA è rimasto un solo giorno: lo hanno sistemato così male e trattato così maldestramente che sole 24 ore sono servite a farlo peggiorare e tornare in ospedale. Ora noi vorremmo riportarlo a casa, ma le possibilità economiche sono pochissime, i benefici della L. 104 non mi sono ancora stati dati e in aspettativa senza stipendio non posso restarci, perchè devo pagare l’affitto. Posto e soldi per badanti non ce ne sono. Ho paura che la PEG possa dare complicanze gravi e creare nel tempo più problemi che vantaggi, vorrei soprattutto riuscire a fargli migliorare l’aspetto comunicativo. Per mio papà una esperienza davvero tragica. Le RSA andrebbero abolite per legge: fanno parte di quelle cose che servono a chi le fa e non a chi le riceve.

  19. CHIARA scrive:

    …Ciao a tutti…sono qui alla ricerca di risposte e postare la mia esperienza molto personale…
    Ho una zia che è stata attiva fino all’età di 88 anni,guidava la macchina in maniera autonoma fino a settembre 2014..poi a dicembre un calo improvviso..non camminava più,non reagiva a stimoli esterni…ma almeno si alimentava ancora da sola…premetto che io sono cresciuta con lei…è stata la mia seconda mamma…il mio secondo padre…e sostituiva in modo perfetto la figura dei nonni che non ho mai avuto il piacere di conoscere, perché deceduti prima della mia nascita..
    ma torniamo a noi…i parenti serpenti chiedevano il ricovero in una struttura per anziani..ma io non me la sono sentita perché è stata sempre una donna forte,che ha lavorato una vita e aiutato tutti i parenti in difficoltà..non ha mai trascurato nessuno…ma si sa…quando di mezzo ci sono i soldi…nessuno guarda più in faccia a nessuno…allora ho deciso di portarla a casa mia e con l’aiuto di mia madre l’abbiamo assistita anche se era ancocra diciamo autonoma…poi un giorno una piccola caduta ce l’ha fatta ricoverare ma nulla di grave,aveva una micro frattura composta del bacino che in 20 gg sarebbe tornata a posto..ma la sua testa che già dava i numeri, iniziò ad andare ancora di più in palla…il vecchio lo ricordava, il nuovo poco e niente e diventava aggressiva,manesca e cattiva..ma io capivo che era la malattia perché in fondo lei non voleva fare quello…dopo 20 giorni ce la rimandano a casa e tra alti e bassi arriviamo ad oggi dove sono 3 giorni in cui non riesce più a parlare o meglio ad esprimersi…dalla mattina alla sera dice solo ” a a a a a a a a a a a ” tutto il tempo tutto il giorno e la sera ha delle alterazioni di febbre…
    quando in precedenza prima di questo,parlo circa di due mesi fa avevo fatto venire un fisioterapista per fargli riabilitazione,tutti i parenti erano increduli che la mia idea avesse funzionato,ma io non mi abbattevo perchè nei suoi occhi leggevo aiuto…poi gli montai un televisore,dove tutti i parenti mi dicevano che non serviva perchè tanto lei non capiva ed invece ha funzionato con i cartoni animati,,pensate che è innamorata di masha e orso..ci parla… poi però da 3 giorni a questa parte fa storie nel mangiare e non parla più…ma solo versi come se volesse parlare ma non riesce ad esprimersi…io lo so..che lei mi capisce..io e lei abbiamo un intesa che ci lega sin da quando sono nata..e se vi sto raccontando la mia esperienza è perchè cerco aiuto anche io in questo momento e voi siete forse le uniche persone che possono comprendere il mio tentativo di aiutarla..vi ringrazio molto…
    Ps il medico, il geriatra ecc ecc hanno detto che è la malattia che non si può fare nulla..ma c’è qualcosa in cui io credo che va al di là di ogni scenziato neurologo o chi che sia dottore…ed è la FEDE e la perseveranza…magari qualcuno di voi ha avuto la mia stessa esperienza e può aiutarmi…oppure qualcuno sta nella mia stessa condizione ed il mio consiglio è di non abbattersi e non dare per certo la diagnosi di un medico perchè in fondo come ci insegnano i dottori ogni paziente è a se..e quindi potrebbe reagire in maniera diversa alla cura (ad esempio la riabilitazione con fisioterapia che con mia zia aveva funzionato)…
    vi ringrazio tanto!

  20. ettore scrive:

    ciao, mia madre è affetta da demenza senile che gli è stato riscontrato più di un hanno fa. con il senno di poi devo dire che i sintomi erano ben chiari già da anni prima. ora si trova in un rsa ed è confinata in un reparto specifico per le persone con atteggiamenti violenti o che hanno tentato di scappare. in tutta la toscana è il meno peggio. nelle condizioni di mia madre che fisicamente è perfetta lo stare li dentro non fa altro che alterare l’umore quotidiano e diamine a chiunque verrebbe di sbarellare dopo un po di tempo li dentro dove odori particolari a causa di spazzi limitati e nessuno che ti porta fuori a fare un giro in giardino. io almeno una volta alla settimana, il sabato quando non lavoro, la porto fuori ma cribbio!

  21. clauddio scrive:

    Ho mio padre che soffre di Parkinson …….e non mi piango addosso perché le cure queste malattie o quasi ci sono …ma le dustrie criminali dei farmaci e gli specialisti le tengono nascoste come un tesoro per noi da NASCODERE , la cannabis ad esempio dopo l’assunzione medico specialistica controllata ..fa miracoli, …..come anche il curcuma ,e tante altre piante che gli scienziati sanno e spiano le scimmie e gli indigeni,per vedere dove crescono queste piante miracolose, non esiste niente nella natura che non possa aiutare le malattie degenerative ….OGGI L’ATZIMER E LA DEMENZA ,E’ IN AUMENTO VOLUTAMENTE ,PER IL FLUORO CHE SI SOMMINISTRA NELL’ACQUA E GLI ADDITTIVI CHIMICI COME IL GLISOFATO CHE’ E’ PRESENTE IN TUTTI GLI ORTAGGI FRUTTE E VERDURE……E NEL VINO E NELLE BIBITE…..per non parlare delle farine bianche contengono veleni tossici ,per gli anziani e piu’ giovani, anche l’aspartame che e’ presente negli zuccheri e d’ovunque ,e complice per e malattie neuro-degnerative…….CRIMINALI DI ALTO LIVELLO STUDIANO COME RIDURRE L’ETA’ A 50 ANNI …NON SONO BALLE INFORMATEVI ……..AL DI LA DI TUTTO ANCHE I FIGLI CAUSANO INCONSCIAMENTE ,MA EGOISTICAMENTE DANNI ALLA SALUTE DEI PROPI CARI …COME: EMERGINANDOLO SCARICANDOLO NELLE CASE DI CURA PER ANZIANI DOVE NON SEMPRE L’ANZIANO SI SENTE A CASA SUA E MUORE !!!!! AIUTARE I VOSTRI PADRI E ADRE FA DI VOI PERSONE SAGGIE ….

  22. gigliola.sala scrive:

    Cercavo un ‘non luogo’ dove scrivere le mie riflessioni.
    Ho 57 anni e nonostante abbia iniziato a lavorare a 15 me ne mancano ancora 4 per raggiungre la pensione.
    Due nipoti,uno di 4 anni e l’altro di un mese, una madre 83enne con demenza senile peggior’ ata negli ultimi 4 mesi.
    Dopo una esperienza con la badante, abbastanza positiva, tra qualche gg. andra’ nella RSA.
    L’impossibilita’ di ottemperare al contratto della badante, 2 ore al giorno di uscita+ il weekend, porta me e mio fratello a fare questa scelta.
    Abbiamo disinvestito i soldi messi da parte per pagare la retta non piu’ cara dello stipendio della badante ma sempre lontana dalla pensione percepita.
    Ma, se ragionando trovo sia la cosa migliore per mia mamma che non mangia(pesa 44Kg), sta sempre seduta in poltrona e non ha piu’ voglia di niente e di nessuno.
    Abbiamo il pensiero che possano aiutarla piu’ di quello che facciamo noi e che dopo qualche mese possa tornare a casa.
    Con questa aspettativa della vita, spesa tutta a lavorare, mi perdo i miei nipoti,che invece stanno con la nonna materna che non lavora e sono impossibilitata a stare vicino a mia mamma.
    Abbandonati e’ la parola giusta, vorrei che lo Stato prendesse coscienza della situazione anziani e ri-pensasse a soluzioni per i ns. genitori.

  23. Gabriella scrive:

    Mia madre da poco piu’ di 2 mesi e’ crollata:confusione,cadute apatia. Abbiamo fatto tutti gli esami :negativi, anche perche’ lei ha avuto un linfoma gastrico nel 2001.Dopo un ricovero in struttura per 5 giorni (dovuto al fatto che io e mio marito dovevamo assentarci) e’ stata dimessa peggiorata. confusione , dissenteria , voglia di non fare + niente. E’ tremendo anche perche’ io e mio marito lavoriamo e lei e’ seguita da un’altra persona. Ma la cosa che piu’ mi spaventa e’ il suo cambiamento di umore anche verso di me trattandomi male con maleducazione. E dire che due mesi fa era autosufficiente…Straziante anche l’indifferenza dei medici che continuano a ignorare e a passarsi il problema. Non so come sara’ il futuro…ma so che la persona che vedo non e’ piu’ la mia mamma.Sto prendendo in considerazione un’altra struttura sembra “piu’ umana”.Sei abbandonato da tutte le istituzioni e x chi lavora e’ un grosso problema.

  24. christian scrive:

    mia mamma ha 90 anni da 2 anni ha la demenza senile a causa di un’attacco cardiaco. da febbraio abbiamo una badante e’ staa riconusciuta disabile con accompagnamento non e’ piu’ lei

  25. Monica scrive:

    Mamma, 76 anni, in soli tre mesi non è più autosufficiente. Ha allucinazioni tutto il giorno e i farmaci che ci hanno dato sembrano assolutamente inutili. La disperazione maggiore e non sapere cosa fare e come aiutarla. L’ho portata ovunque: neurologo, psichiatra e geriatria ma non riusciamo ad attenuare i sintomi e a darle un po’ di requie. Io ho 46 anni e lavoro a 50 chilometri di distanza: non vedo molte soluzioni oltre alla casa di riposo e questo mi strazia. Se solo riuscissimo a farla stare tranquilla e non più piangere e disperarsi

  26. gandolfo scrive:

    Buon giorno a tutti… per la mia esperienza personale… gli hospice così come sono concepiti devono essere chiusi… se vogliamo essere onesti con i nostri cari familiari dobbiamo dire le cose come stanno… senza “ingannare” nessuno… qualcuno forse ricorda la giovane Englaro ? Per legge è dovuta vegetale benché quando era in buona salute avesse detto che se per caso si fosse mai trovata in una situazione del genere non era suo desiderio “vivere”… ci sono voluti 15 anni perché suo papà Peppino ottenesse il permesso dal tribunale (dopo tante vicissitudini), perché la sua amata figlia fosse “lasciata libera” abbandonare la sua non vita di vegetale… e non c’è stato bisogno di morfina o altre droghe… è bastato solo che la natura facesse il suo corso, in maniera naturale… se noi inganniamo i nostri familiari (ci sono anche quelli che non hanno dolori è non sono nemmeno in fase terminale)… perché dobbiamo “parcheggiarli” in strutture “falsamente belle” quando belle non sono… allora diciamola tutta… non serve andare in Svizzera … basta entrare in un hospice… o capitare sotto le grinfie di malati mentali con il camice bianco che fanno (in maniera consapevole) gli Angeli della morte… “per alleviare dolori che non ci sono in tutti” anche i referti possono sbagliare… nulla di inventato… solo fatti di cronaca… non l’ho inventata io la storia di polmoni o reni destinatari… magari lasciando quello malato condannando il paziente a morte certa… certo questo tipo di caso magari può rientrare in malasanita’…. ma allora dove andremo a finire se ci sono tantissimi medici che non sono in regola con i corsi di aggiornamento… anche questo può essere un indicatore… lo ha dichiarato poco tempo fa la Ministra Lorenzin… ma questi medici non dovrebbero essere sospesi come provvedimento cautelativo da parte del Ministero ? Vi saluto e non ditemi che sono arrabbiato perché non lo sono…. semplicemente mi potrei definire “furioso” … tanti saluti e sono molto vicino a tutti i familiari impotenti che non hanno potuto salvare i loro cari… «non stiamo parlando di accanimento terapeutico»… semmai in alcuni casi egoistici di accanimento di mancanza di amore…

  27. Rob scrive:

    Ho letto molti commenti negativi sugli hospice… Lasciate che vi dica la mia… mio padre (79 anni) viene ricoverato in ospedale perche erano 5 giorni che non andava di corpo e aveva dolori al rene… Fanno i vari accertamenti e passano la bellezza di 25 giorni (ovviamente allettato e con catetere) dopo vari antibiotici mi dicono che la situazione andava meglio quindi avrebbero fatto una colon e poi sarebbe stato dimesso! Un paio di giorni prima gli viene un arresto respiratorio e da lì il declino… Passano altri 20 giorni (e siamo a 45 giorni) decido di portarlo a casa ma come ripicca si rifiutano di prescrivermi il piano terapeutico per avere l’ossigeno liquido… Praticamente posso portarlo a casa firmando ma senza l’ossigeno per lui vitale! Un bel modo per legarmi le mani… Aspetto che finiscano i loro esami e intanto si arriva a 2 mesi e 4 giorni sempre allettato e con catetere…. Continuando a chiedere di portarlo a casa e probabilmente facendo pena a una dottoressa riesco a farmi prescrivere il piano terapeutico per avere l’ossigeno e quindi finalmente posso portare mio padre a casa (che nel frattempo non riesce più a stare in piedi e da pure segni di demenza se pur leggera) ora sono passati altri 30 giorni quindi siamo a 3 mesi da questo calvario… Mio padre è sempre a casa con noi ma la gestione sta diventando insostenibile in quanto ormai la saturazione non supera gli 80 nemmeno con l’ossigeno a 4l h… Leggendo i commenti negativi sulla morfina e sugli hospice io dovrei far soffrire mio padre come una bestia perché sarebbe morte naturale? Negli hospice accompagnano il malato verso una fine meno sofferente possibile se pensate che i vostri cari possano sopravvivere non mi sembra il posto adatto dove portarli… E cmq spiegano bene quello che fanno…

  28. luca scrive:

    Salve a tutti mio padre se ne è andato un mese fa a84 anni per una complicazione fisica. Da 7 anni aveva l’alzheimer ma con questa malattia non abbiamo avuto grossissimi problemi perché avevamo trovato un ragazzo attraverso una società di assistenza che lo accompagnava ogni pomeriggio a camminare sempre in posti diversi e ha avuto durante la malattia sempre una vita dignitosa. L’importante è organizzarsi nel miglior modo possibile per non cadere nella disperazione e per fare vivere a loro la migliore vita possibile.

  29. Nadia Umberta scrive:

    le strutture che ” ospitano” i nostri cari sono strutture ONLUS
    hanno poco personale….. perchè???
    perchè devono guadagnare di più, non è possibile saperlo in quanto non depositano bilanci.
    i medici dovrebbero essere preparati e motivati, invece… secondo la convenienza.
    TESTANO i farmaci senza neanche chiedere o informare i famigliari.
    Alcuni in via informale, pertanto non da protocollo osano chiedere la disponibilità economica ( ??? )
    civiltà: Stato di equilibrio politico ed economico, fondato sulle istituzioni e sul progresso tecnico; benessere……

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  30. Nadia Umberta scrive:

    sono due anni il 12 maggio che la mamma Elisa non è più con noi, anche se mi sono adoperata
    per accudirla, avrò sensi di colpa fino alla fine dei miei giorni per non averla portata a casa.
    stavo bene con lei, stavamo bene insieme ma dopo il ricovero per accertamenti il peggioramento, la sedavano perchè gli infermieri non avevano tempo,
    nonostante deambulava prima di essere ricoverata , dopo due settimane non camminava più, ricoverata in attesa di un posto per la riabilitazione, sedata con dosi massicce è andata in accumulo altrimenti legata alla sedia doveva mettere il pannolone “mai necessario prima”… c’era il lavoro il figlio la famiglia e ogni sera mi sentivo dire adesso mi lasci sola, mi vuoi bene. prendimi la mano. penso che la maggior parte di voi sia a conoscenza delle umiliazioni che subiscono anziani e non solo.
    tu vai a casa e non sei sola, non è giusto.. non era giusto, non era giusto che la portassi a casa non era giusto che stessi li con lei non ero giusta io,con le mie fragilità.

  31. Sto vivendo un calvario da gennaio. Mio padre che a compiuto a maggio 88 anni e affetto da morbo di parkinson da gennaio ha avuto un grave peggioramento. Non riesce più a deglutire corretamente così che ogni venti giorni ha la febbre. Lo abbiamo ricoverato diverse volte per bronchite ad indigestis, deglutendo male il cibo va nei polmoni infettandoli….Ho fatto di tutto per evitargli il sondino, ma lunedì scorso siamo stati costretti, non avevamo scelta dopo l’ennesimo ricovero…Le cose però non sono affatto milgiorate, anzi…i rantoli li ha ancora e spesso tossisce, ha problemi ad urinare, e respira con l’ossigeno…inoltre da ieri ha le braccia e le mani gonfissimi…Stamani ho parlato con il dottore e mi ha detto che possono essere i liquidi che ristagnano perchè il corpo non ce la fa ad assorbirli…Allora mi domando perchè continuare ad alimentarlo atrificialmente? Ho chiesto di portarlo a casa vorrei morisse nel suo letto circondanto da i suoi cari che lo adoano…ma per farlo ho bisogno dell’ossigeno e non so come e a chi rivolgermi…Il suo medico dice che deve mettere la PEG ed è d’accordo con i trattamenti che gli stanno facendo in ospedale…Sono legatissima a mio babbo, ho fatto di tutto perchè si rimettese almeno un pò ma ora sento che devo lasciarlo andare e vorrei non morisse in un ospedale attaccato ad un sondino anche per rispettare il suo volere….

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  32. Caty scrive:

    Facile parlare quando i nostri cari non ci sono più… idealizzarli. Da 13 anni i miei si sono trasferiti in casa mia. Ci siamo adattati ai loro bisogni, abbiamo cambiato disposizione a mobili e stanze, abbiamo rinunciato a vivere una vita normale. Conosco tutti gli ospedali della zona e molti reparti grazie a loro. La mia vita non esiste più e non è mai stata libera. Assisto i miei genitori da quando ero adolescente… e ora ho 52 anni, mi sono annullata per loro. Mio papà è mancato a 93 anni… gli ultimi 3 trascorsi a combattere contro una vecchiaia che rifiutava e che lo obbligava in un corpo quasi immobile. Tutta l’assistenza a carico mio. Mia madre compie 91 anni tra una settimana e le è stata diagnosticata una demenza associata ad Alzheimer, malattie che vanno a sommarsi alle varie patologie che ha già. Io insegno. Ho trascorso buona parte delle vacanze degli ultimi 30 anni… comprese quelle di ogni Natale e ogni Pasqua con e per loro. Da 3 anni sono accanto a mia madre quasi senza un giorno di pausa. Casa di riposo? Mah… forse per 15 giorni… giusto per non morire con lei. Però, è anche vero che di retorica e discorsi sull’affetto sono satura. Io ho dato e dato e dato a loro. Magari se avessi anche ricevuto un po’… giusto un poco di tregua, non dico altro, forse non sarei ridotta come sono: sull’orlo di un esaurimento! Che senso ha questa Vita longeva se procura tanta sofferenza? Io so solo che sono stanca. Vorrei per lei una fine serena, certo, che non le manchi il mio amore in un momento così difficile, ma anche per me desidero un po’ di Vita… prima della mia… fine.

  33. Angelina scrive:

    Gestire la malattia non è facile,anziani o giovani che siano. Purtroppo i familiari che dovrebbero assistere i malati magari sono ancora in età lavorativa ed è tutto complicato. Se gli anziani non sono autosufficienti come si fa quando si è al lavoro? Vivere insieme risolve poco perché comunque ci sono tante ore scoperte ed è vero che non si fa più una vita normale….io ho potuto far assistere mia madre nella sua casa da una badante 24 ore grazie alla pensione di reversibilità e l’accompagnamento, non conosco queste strutture ma mi sento comunque in colpa perché a volte penso che lei sarebbe stata più contenta se noi figli ci fossimo trasferiti da lei,cosa ovviamente impossibile,perché la casa non consentiva il trasferimento di un’altra famiglia intera in una casa concepita al massimo per 3-4 persone. Le siamo stati vicini al massimo,in ogni momento libero,ha continuato a fare la solita vita finché non ha rifiutato cibo e acqua…… questa esperienza mi insegna che se si vuole essere insieme ai familiari anche in vecchiaia bisogna ,per così dire,organizzarsi prima,occorre poter disporre di un appartamento in cui già si vive insieme da prima perché non credo che la convivenza si possa improvvisare,occorre mettere anche da parte i soldi che potrebbero servirci per l’assistenza……insomma non è per niente facile….bisogna arrivarci preparati a certe situazioni ma la vita che facciamo spesso non ce lo consente,alla fin fine credo che sia un problema economico e questo è molto triste perché una vecchiaia dignitosa anche da disabili o con problemi cognitivi dovrebbe essere un diritto e non un privilegio. Mia madre dopo avere avuto l’ictus non è stata neanche inserita in un programma di riabilitazione perché troppo anziana….abbiamo fatto delle sedute privatamente….se fosse stato per la sanità pubblica sarebbe morta già da alcuni anni….credo che la nostra società non sia preparata all’assistenza degli anziani o dei malati terminali,non so cosa succede negli altri Paesi.

  34. Rodolfo Foschini scrive:

    Grazie a tutti, io sto purtroppo vivendo una esperienza comune a molti miei coetanei, ho 62 anni, la mamma che a 94 anni aveva un minimo di autonomia coadiuvata da una dama di compagnia, ma tutto è crollato con una maledetta caduta che le ha fratturato il femore. Da allora prima ospedale dove le hanno riattaccato l’osso rotto, ma ad un certo punto il suo rifiuto per il cibo, l’acqua, le medicine e quel minimo di riabilitazione ha fatto si che ora si ritrova dopo quasi tre mesi in una struttura RSA e le sue uniche parole ormai incomprensibili sono “portami a casa” “aiutami a morire” “sono stanca” e accusa dolori al fianco, all’orecchio, ai piedi, alle gambe, alle mani…….E’ veramente straziante e ogni giorno, ogni istante sono combattuto fra il riportarmela a casa o lasciarla in struttura fini alla fine dei suoi giorni…….ma purtroppo non è semplice.

  35. Marina scrive:

    che dire? ci siamo illusi di allungare la vita. abbiamo solo allungato la VECCHIAIA, rendendo il mondo occidentale un luogo di eterni malati, con conseguente sottrazione di risorse per le future generazioni. Ho fatto mia una frase che ho sentito: dopo una certa età è da maleducati stare ancora in giro. Bisogna far spazio alle nuove generazioni. tutto il resto sono parole, demagogia, assoluta mancanza di contatto con la realtà che impone la natura.

    • aurora andreotti scrive:

      Brava Marina, io la penso esattamente come te. trovo anch’io che sia da maleducati continuare a stare in giro dopo una certa età, che ci sia tanto spreco ( anni, a volte decenni) di accanita assistenza a vuoto. Quanto più ‘umana’ e razionale una benevola assistenza in istituti forniti di personale competente! Io sono anziana, ho appena compiuto 75 anni e me la cavo ancora bene, ma la mia aspirazione è di toglliermi di mezzo alla svelta appena diventassi un problema di assistenza per me e per chi mi sta intorno. Come dici tu Marina, non si è allungata la vita, si è solo allungata la vecchiata, ed io ho già dato disposizioni per una fine ‘dignitosa’ e breve, Siamo in Italia e temo gli scrupoli dei nostri cavillosi legislatori sempre pronti a spaccare il capello in quattro. La morte in vecchiaia non è una disgrazia da contrastare con ogni mezzo, ma piuttosto un evento naturale e misericordioso da assecondare!

  36. aurora andreotti scrive:

    Brava Marina, io la penso esattamente come te. trovo anch’io che sia da maleducati continuare a stare in giro dopo una certa età, che ci sia tanto spreco ( anni, a volte decenni) di accanita assistenza a vuoto. Quanto più ‘umana’ e razionale una benevola assistenza in istituti forniti di personale competente! Io sono anziana, ho appena compiuto 75 anni e me la cavo ancora bene, ma la mia aspirazione è di toglliermi di mezzo alla svelta appena diventassi un problema di assistenza per me e per chi mi sta intorno. Come dici tu Marina, non si è allungata la vita, si è solo allungata la vecchiata, ed io ho già dato disposizioni per una fine ‘dignitosa’ e breve, Siamo in Italia e temo gli scrupoli dei nostri cavillosi legislatori sempre pronti a spaccare il capello in quattro. La morte in vecchiaia non è una disgrazia da contrastare con ogni mezzo, ma piuttosto un evento naturale e misericordioso da assecondare!

    • Pierpaolo Bertocchi scrive:

      Ho 65 anni e mia madre 95 .fino a un mese fa mia madre viveva con 2 badanti(una tutto il giorno + una 2 ore al giorno) io vivo a 300 km distanza da lei e alcuni mesi fa mi hanno licenziato (ho versato poco e dovrei ancora lavorate quasi due anni) i soldi per gestirla sono diventati molto pochi: l’ho messa in una casa di riposo ..non mangia più e vuole morire.domani la portano all’ospedale per nutrirla. La sua demenza in una situazione istituzionale é peggiorata moltissimo in un mese…sono disperato io é disperata lei . Mi sento un cretino e un assassino.

  37. Alessandra scrive:

    Mia madre ha 91 anni e ora ha una demenza senile. Fino allo scorso anno è voluta stare da sola con un aiuto per 3 ore al giorno e io che facevo avanti e indietro da una parte all’altra di Roma. A luglio le abbiamo imposto una badante. Da allora si è depressa nonostante la signora che sta con lei sia una persona dolcissima e io continuo a fare avanti e indietro. Ma lei non ha accettato la situazione ed è precipitata nell’abisso della demenza. Ora si rifiuta di mangiare trovando mille scuse. Mi dispiace da morire perché potrebbe stare benino anche perché la salute fisica non è male, ma non vuole uscire e rifiuta anche di parlare. È un’esperienza bruttissima e mi domando che senso ha tutto questo. Io ho quasi 60 anni e mi sento sfinita lascio andare la mia salute perché sono stanca sia fisicamente che mentalmente

  38. Sneakers Sneakers Vans basse AUTHENTIC Vans Vans basse Vans Sneakers basse AUTHENTIC Vans AUTHENTIC AUTHENTIC basse AUTHENTIC Sneakers Chicca scrive:

    Secondo me la cosa migliore sarebbe aumentare i servizi aggiuntivi a casa da parte delle asl e dello Stato.
    Non siamo criminali a lasciare i nostri cari in hospice, ci sono patologie ingestibili a casa e le badanti a poco servono.
    Bisogna feemarsi un attimo a riflettere e valutare cosa sia meglio per noi e per loro.
    Annientare la propria vita per avere la coscienza apposto, non serve a nulla. La morte è in procinto di arrivare e spesso ci trova impreparati.
    Ho mia madre ricoverata in hospice da tre settimane, lei continua a dire che i suoi figli l’hanno abbandonata che è divenuta proprietà dell ente che le fornisce le cure, mentre noi siamo a turno sempre presenti.
    Bisogna dosare le emozioni, le nostre e le loro, farli ragionare sul perchè a casa non possono venire.
    Non siamo carnefici, ma ci sono esigenze che non si possono gestire a domicilio e, se la portassimo a casa, inizierebbe il calvario pronto soccorso, ospedale, ed il nulla….. A casa certe persone non possono più stare non per egoismo ma perchè non si possono gestire i successivi imprevisti collegati alla malattia.
    Non si deve pensare solo al presente ma anche a quello che accadrà e non deve assolutamente trovarci impreparati, li saremmo degli irresponsabili.
    Per me non è stato facile accettare questo, l’avrei voluta a casa, ma avrei fatto la scelta più sbagliata al mondo.

  39. Mariapaola Caorsi scrive:

    L’anno scorso ho portato mia madre affetta da una encefalofapatia vascolare in una in una residenza protetta, dove anche a par suo si trova bene. L’antefatto è questo. Trent’anni fa è morto mio padre e lei dopo un paio d’anni ha incontrato una persona mettendolsela in casa. Noi tutti l’abbiamo accettato di buon grado, contenti per lei. Ma dopo poco il tipo si è rivelato una personaccia egoista, arrogante prepotente e sfruttatore . Or bene mia madre insieme a questo “signore” ci è stata ben 27 anni, ne ha subito di tutte l’dentikit di questa persona è esattamente quello del violentatore psicologico. Abbiamo cercato in tutte le maniere di farle capire in che situazione si era cacciata, ma nullla. Mia madre in questi 27 è riuscita ad ignorare me mio marito e miei figli, si è fatta abbindolare al punto di dimenticarsi completamente che esistevamo. Alla scoperta della malattia progressiva e irreversibile il tipo si è fatto le valigie ed ha preso il volo, alla veneranda età di 88 anni,mia madre ne ha 86 L’abbiamo tenuta a casa con noi per sei mesi, ma la casa è piccola abbiamo due cani e per reggerla era un problema anche per cambiare il pannolone, perchè è incontinente . Ora è’ piena di pretese e se può non ci fa vivere nemmeno dalla residenza protetta. SE non l’avessi ricoverata li la nostra vita sarebbe stata un’inferno. Io e mio marito siamo sotto psicofarmaci e dallo psicologo. Se qualcuno ha voglia di commentare lo faccia, ma più di questo non potevamo fare io sono figlia unica e uno dei miei figli abita in un’altra città. A volte penso che avrei diritto ad essere orfana.

    • maria letizia de berardinis scrive:

      prima del ricovero in una RSA ho assistito mia madre colpita da encefalopatia degenerativa per molti mesi. Un vero inferno. Giorno e notte. Speravo di farcela ad evitarle il ricovero, ma è stato impossibile. Carabinieri a casa per le urla, cacca e pipì dappertutto perchè rifiutava il pannolone. Ma stiamo scherzando? Come vi permettete di giudicare? Ognuno pensi ai casi propri che è meglio. Retorica da strapazzo…. Se avessi continuato a tenermela a casa mio marito sarebbe scappato e io mi sarei ritrovata dallo psichiatra in poco tempo. Che le RSA siano dei postacci sono d’accordo. Chi vorrebbe starci? Nessuno. Ma bisogna anche avere i piedi per terra e pensare che a volte la vita non offre alternative migliori

  40. basse Sneakers Sneakers Vans Vans basse Vans Sneakers Sneakers basse AUTHENTIC Vans Vans AUTHENTIC AUTHENTIC AUTHENTIC basse AUTHENTIC Giulia scrive:

    Mi trovo in un caso simile, dal 2013 sono amministratore di sostegno di una mia prozia di 91 anni nubile e senza figli ricoverata in casa di riposo non avendo lei una casa e non avendo io un’abitazione atta ad ospitarla per un’assistenza in casa. Fino al marzo 2017 il declino fisico cognitivo c’era ma era gestibile, poi in seguito alla rottura del bacino è un delirio, è sempre stata un persona a cui era difficile dar da mangiare ma ora è disfagica e quando mangia a volte rischia di soffocare se non si ha pazienza.
    Da qualche giorno siamo in ospedale e di sicuro mi chiederanno se procedere con il sondino, non so che decidere, da una parte sono esausta perché da anni tutti i miei sabati e domenica e feste sono votati alla visita in casa di riposo più l’assistenza in ospedale in occasione di PS e ricoveri nonché pratiche varie, visite, commissioni ecc ecc, e ora anche sul lavoro si comincia a sentire qualche tensione per le mie assenze. Tra l’altro devo mettere in conto che a breve mi ritroverò di nuovo in una situazione simile con i miei genitori che stanno bene ma non sono più bambini.
    Lei comunica a fatica accenna si e no con la testa e il mio dubbio è se per lei sia meglio non fare nulla o procedere con la nutrizione forzata.
    Per quanto riguarda la mia persona essendo nubile e senza figli sono terrorizzata di far trovare i miei nipoti nella situazione in cui mi trovo ora e spero di riuscire a capire in tempo che è il momento di andarsene prima di mettere in estrema difficoltà i miei cari.

    Buona fortuna a tutti

  41. Castor scrive:

    A chi scrive che meglio a casa che in RSA dico che intanto c’è RSA ed RSA. E comunque, arrivati a un certo stadio della vecchiaia, soprattutto nei casi di Alzheimer o demenza senile, ci sono tanti fattori da valutare. Talvolta la gestione a casa è impossibile. Mia madre, affetta da demenza senile, alla fine passava giorni interi a fissare il muro in una stanza, non si sentiva mai a casa sua nemmeno a casa sua. Difficile lavarla, pulirla, accudirla…. In RSA è stato tutto più semplice. Non è facile. Talvotla mi prendono dei sensi di colpa incredibili, che, se l’avessi presa in casa con me, adesso non avrei. Anzi, ne avrei ugualmente, ma verso mio figlio e la mia famiglia. Sono scelte. Assolutamente dure. Perchè la famiglia non siamo solo noi, ci sono i mariti, i figli…. E delle volte non si può nemmeno scegliere, perchè le condizioni economiche non ce lo permettono. Io per fortuna l’ho potuto fare.
    Adesso mia madre è in ospedale. Non vede, non parla, non sente, non si muove. Respira. Mi chiedono se mettere un sondino per mangiare e se mettere una stomia per l’intestino…… E ancora devo scegliere. Ma credo che sceglierò la vita, che è l’altra, quella che c’è dopo. Dio deciderà quando.

  42. Pia scrive:

    Buongiorno, la mia cara nonna, 84 anni, è andata via il 22/08/18 in ospedale dopo due lunghi anni di lotte contro la demenza senile. Sono stati anni orribili, mia nonna è sempre stata una donna combattiva, spigliata, forte, con alle spalle una patologia cardiaca acuta (due valvole, tre operazioni al cuore dal 1980 ad oggi), insufficienza renale cronica r chi più ne ha più ne metta. Non si è mai abbattuta di fronte alla sofferenza tranne con il sopraggiungere della demenza, “scoppiata” nell’Ottobre 2016 con stati di aggressivitá e agitazione psico-motoria. Per due anni non ha piu’ dormito la notte, è sempre rimasta sveglia, a parte brevi pisolini al mattino, gridava e ripeteva costantemente di morire e di chiamare un dottore al piu’ presto. Oltre alla demenza, mia nonna era caduta anche in una grave depressione. Antidepressivi e co. non sono stati per niente d’aiuto, sotto terapia di En aveva allucinazioni visive ed uditive. Insomma, un calvario per la mia famiglia e soprattutto per lei. Si rifiutava di cucire, il suo hobby più grande, non era in grado di seguire la televisione e cucinare. È stata portata in due diverse Case di Riposo dalle quali poi è sempre uscita perché protestava e mio nonno non se la sentiva di rimanere solo, voleva portarsela a casa con sè. Il che è stato un bene perché a casa aveva i suoi spazi, eravamo libere di andare (io, mia madre e mia sorella) e lei era “a tratti” serena. In Casa di Riposo non faceva nessuna attivitá, e nè stimolavano gli anziani in alcun modo. Si occupavano solo dei bisogni primari, mangiare e andare al bagno. La demenza è una malattia che va “rallentata” con tante simolazioni cognitive. Anche il gioco, il dialogo (seppur frammentario) è utile. Ma non ho visto personale totalmente impreparato. Insomma, in due anni ho visto solo un inesorabile declino cognitivo, oltre al fatto che la Memoria a Breve Termine non esisteva piu’.
    Purtroppo, l’inconveniente di averla tenuta a casa, è stato quello che – per alzarsi da sola, approfittando del pisolino pomeridiano di nonno – è caduta fratturandosi il femore. A seguito di intervento chirurgico, nonna è spirata a seguito di blocco renale acuto. Non mi do pace. Si poteva gestire questa insufficienza renale, i medici non se ne sono accorti o la terapia con Lasix (prima sospesa e poi ripresa) ha creato scompensi, e la degenza nel rep. Ortopedia non ha aiutato… non vi so dire. Il dolore piu’ grande è che fino all’ultimo ha chiesto aiuto e desiderio di chiamare un dottore ma visto che era un “mantra” che ripeteva ossessivamente da due anni, forse non l’abbiamo presa sul serio. Stavolta la richiesta d’aiuto era vera. La demenza ci ha fuorviato. Non so che spiegazioni prendere, ci rimproveriamo, non saprei.
    La gente dice che ora ha smesso di soffrire ma secondo me aveva bisogno di cure piu’ efficaci sia per la demenza che per i problemi renali. Non sono credente, non credo nella vita dopo la morte. Si poteva fare qualcosa nel hic et nunc e non è stato fatto abbastanza. Scusate lo sfogo… sono una nipote addolorata

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